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Barbari siamo noi
Perfomance
2010

Exhibited:
Furini contemporary art gallery, November 11, Roma, 2010.
In the context of Señales Rojas 2010 – Art against the proliferation of barbarism, an IILA – Italo-Latin American Institute- project in collaboration with Fondazione Volume!, curated by Patricia Rivadeneira.

Link:
Barbari siamo noi. Video registro.

Press:
Article by Barbara Cortina on Teknemedia

Text:
Italian version.

   

Barbari siamo noi (Barbarian are us) evokes a consideration about the urgent need to decolonize our imagination and leave the big words written in capital letters that influence our cognition and interpretation of reality.

The ethnocentric attitude to see the world in according with the parameters of the own culture is an inherent phenomenon by every human community. It can socially contribute to the cohesion of the group and ensure the social identity maintenance. But ethnocentrism as emotional primary trend is usually used to support positions of power, to create public opinion and to systematically impose the image of a common enemy. This image, changeable in according to the objective, is exasperated by a competitive and contradictory system. It generates dynamics of devastation specifically developed to perpetuate a mechanism of scarcity. The dominant system is based and maintained in this mechanism. (thesis-antithesis-synthesis) These artificial beliefs find their roots in fear and are subject to distrust feelings. They are relate to actions designed to limit the contact with others and to practice discrimination. There is no longer any difference between a punishment in advance for a possible intention and the punishment of real fact. In the heart of violent cultural conflicts, the ethnocentrism is easily accompanied by intolerance, chauvinism, sexism, racism, xenophobia and war. Our real beliefs are reflected in our most intimate relationships. If we keep looking enemies will be easy find them.

Starting from the etymological analysis of the word "barbarian" in different cultures, we realize how this concept changes in that is the incomprehensible language for each one, such as Greek for anglosphere. So it's possible to find in most languages similar variants and metaphors of the barbarian's languages. But meanwhile, all them assume that misunderstanding is a failure of the speaker, the Chinese call it "heavenly language" instead, as a product of the sky that they are not able to understand.

The dichotomy between civilization and barbarism is simply a paradox and as such it is reconcilable if we accept that they are different degrees of the same essence. The separation between them is an illusion. We will still seen the others as barbaric until we realize that the lips be opened when the ears are ready to receive the words.

In Spanish we use the word barbarian also to talk about something that seems nice to do:-Bárbaro!!, hagámoslo. (-great, let's do it!) It's one of those exaggerations we usually use when love something. We used it as superlatives commonly accepted, often ignoring its origin and the implications that words acquire in our way to do.

Decolonize our imagination is urgent as well as abandon the big words written in capital letters. Because it voids our capability to criticize, ask and observe freely. We can play in another dimension if redistributing the senses, this generate barbarism and simultaneously reconstruction and civilization.

Form a free mind is a community service, it is the greatest threat against the barbarism.

Creation is an activity that liberates, that awakens the intelligence, which allows us to go back to being poets, be lovers, return to imagine a real cooperation, be aware of our nowadays civilization as members of a global interrelated community. Looking into this uncertain transition towards a new age is natural to be considered barbarians by the contemporaries... but we are not few and neither part of the problem.

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barbari siamo noi

 

 

Barbari siamo noi vuole evocare una riflessione sull'urgente necessità di decolonizzare il nostro immaginario e abbandonare le grande parole scritte in maiuscolo che condizionano la nostra cognizione e interpretazione della realtà.

L' attitudine etnocentrica a guardare il mondo in accordo ai parametri della cultura propria è un fenomeno intrinseco a ogni comunità umana e, socialmente inteso, può contribuire alla coesione del gruppo assicurando il mantenimento della sua identità sociale. Ma da tempo l'etnocentrismo, come tendenza emozionale primaria, è comunemente sfruttato per creare posizioni di potere, per convincere sistematicamente l'altro e imporre l' immagine di un nemico in comune. Quest' immagine mutabile a seconda del obiettivo, viene esasperata per un sistema competitivo e contraddittorio che genera dinamiche di devastazione sviluppate specificamente per perpetuare un meccanismo di scarsità nel quale si basa e con il quale si mantiene lo stesso sistema imperante (meccanismo di tesi-antitesi-sintesi). Queste credenze artificiali trovano le loro radici nella paura e sono vincolate ai sentimenti di sfiducia, cosi se relazionano con azioni disegnate per limitare il contatto con membri dello stesso gruppo o dell'altro esercitando la discriminazione. Ormai non c'è più differenza tra il punire preventivamente la possibile intenzione e il fatto stesso (qualcosa avrà fatto!) In mezzo dei conflitti culturali violenti, l'etnocentrismo è facilmente accompagnato da intolleranza, sciovinismo, sessismo, razzismo, xenofobia e guerra. Le nostre vere credenze sono riflesse nelle nostre relazioni più intime e se continueremo a cercare nemici non sarà difficile trovarne.

Partendo dall'analisi etimologica della parola Barbaro nelle diverse culture, ci si rende conto di come il concetto di "barbarie" si modifichi in quella che per ogni cultura è la lingua incomprensibile, come ad esempio l'arabo per gli italiani (Per me è arabo!) Quindi si possono trovare - nella grande maggioranza delle lingue - diverse varianti e metafore simili alle lingue dei barbari. Ma intanto queste trovano quello incomprensibile supponendo que se tratta di una disfunzione nel che parla, in generale i cinesi lo chiamano idioma celestiale assumendo cosi che come prodotto del cielo loro non sono capaci di capirlo.

La dicotomia civilizzazione o barbarie è semplicemente un paradosso e come tale è riconciliabile se acetiamo che appartengono a diversi gradi della stessa essenza. La separazione è una illusione. La crisi vera non nasce fuori, è dentro nostro; e continueremmo a vedere l'altro come barbaro fino a che non capiremo che le labbra se aprono quando l'udito è pronto a ricevere le parole.

Nella lingua spagnola si utilizza la parola barbaro anche per parlare di una questione che sembra viabile e gradevole da intraprendere: -Bárbaro!!, hagámoslo. (Barbaro, facciamolo!) E' una di quelle esagerazioni di cui ci serviamo solitamente quando qualcosa ci piace. Le utilizziamo con esagerazione come superlativi comunemente acetati, spesso ignorando il suo origine e le implicazioni che le parole acquisiscono nel nostro modo di fare.

E' urgente la necessità di decolonizzare il nostro immaginario e abbandonare le grande parole in maiuscola che annullano la nostra capacita critica di domandare e di osservare liberamente. Ridistribuendo i sensi giochiamo in un altra dimensione, questo genera barbarie e simultaneamente, ricostruzione, e civiltà.

Un lavoro socialmente utile è quello di formare una mente libera, perchè essa è la minaccia più grande contro l'imbarbarimento.

La creazione è una attività che emancipa, che sveglia la intelligenza, che ci permette tornare a essere poeti, a essere amanti, tornare a immaginare una reale collaborazione, a essere consapevoli, oggi, della nostra civiltà come membri d' una comunità globale interrelazionata. Guardando in questa incerta transizione verso una nuova epoca è naturale essere considerati barbari dai contemporanei...ma non siamo nè pochi nè siamo parte del problema.

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